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Le favole secondo Giuseppe Peveri (Dente)

2015-07-19 13.09.22 HDR

Mi ricordo un bambino, in mezzo al pubblico, questa estate; alzò la mano e chiese: “Come mai hai scritto anche le favole senza senso?”
Il cantautore, deciso, davanti a un pubblico di tutte le età, rispose: “perché non tutte le cose hanno un senso”.
Come dargli torto davanti alle sue creazioni, che comunque un senso/fine lo hanno. Anche le favole nella sezione di quelle dichiaratamente “senza senso”: dal divertire, al far riflettere, fino al creare convivialità o anche solo essere lette.
L’autore, legato anche musicalmente ad un’epoca precedente alla sua nascita (soprattutto agli anni ’60), tramite le sue favole gioca con le parole, con le “regole” della poesia e della prosa, lasciando al lettore spazio per uno sguardo soggettivo, un’interpretazione, quasi come nelle migliori opere d’arte contemporanea.

“Non sono uno di quegli autori che impongono ai lettori che il significato di una cosa sia unicamente quello che intendo io. Mi incuriosisce anche l’interpretazione che ognuno dà a quello che ho scritto”.

E la soggettività è estesa non solo ai bambini, come forse suggerisce il titolo da una prima lettura, ma soprattutto agli adulti che, come dice Dente: “sono bambini cresciuti, e ogni tanto se lo dimenticano. E si dovrebbero ricordare anche di non perdere alcune caratteristiche importanti nei bambini, come il gioco, la fantasia”.
Nato da un gioco con una amica, creando favole brevi che iniziano con “C’era una volta” e finiscono (spessissimo) con la parola “fine”, il libro è diviso per “argomenti” e offre spazio anche alle azzeccatissime illustrazioni di Franco Matticchio che si è dimostrato oltre che molto disponibile, anche un ottimo primo incontro lavorativo.
Una collaborazione scelta dal cantautore: “Io gli ho inviato la lista di argomenti di cui parlavano le poesie, le loro tipologie, e lui mi mandava periodicamente le illustrazioni. Che mi sono piaciute da subito”.
Per un libro che forse, per altri editori ed in altre condizioni non sarebbe nato, come svelò in un lunghissimo aperitivo prima di andare a presentare il suo libro, infatti: “Non ci sarebbe stato questo libro se non con Bompiani. Sgarbi lo ha avuto, lo ha valutato e ha deciso di pubblicarlo”.
E si potrebbe dire anche menomale visto il successo e anche l’attitudine particolare di alcune sue favole ad essere divulgate davanti ad un pubblico e non solo lette in solitaria.
Perché al di là dell’umorismo o del nonsense, delle riflessioni o del palese racconto, quella che Giuseppe Peveri porta con il suo Favole per bambini molto stanchi, è una doccia di semplicità.
Particolarmente utile in un’epoca come quella in cui viviamo, e nella quale ci scordiamo favole come quella riportata sul retro del libro:

“Questa favola va letta ad alta voce
Così anche nel buio
La favola si vede
Fine”

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