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Le città di Vincenzo Trione

effettocittà“Effetto città” è una mostra che non esiste.

Sotto la forma metamorfica del libro, Vincenzo Trione presenta al lettore/spettatore un repertorio di argomenti senza continuum ben definito, godibili anche come sorta di snack rapsodici in salsa culturale.

Con il contributo di qualità delle foto di Gabriele Basilico (scelto anche per il rapporto d’amicizia che intercorreva con l’autore), il libro raduna pittura, cinema, letteratura e cultura attorno al tema città, specchio di un mondo in divenire.

“L’opera d’arte che può meglio rappresentare una città contemporanea, potrebbe essere un dripping di Pollock”.

Così crede, non sbagliandosi, Trione. Ed in effetti assieme al libro compare il suo amore per le metropoli e la possibilità che gli danno di conoscerle smarrendosi. La consapevolezza dell’impossibilità di saldare molteplicità ed esattezza: si può cogliere un segno che ci “dice qualcosa” nella sua immediatezza, pur non riconoscendolo. Vincolando così, l’arte trattata e le metropoli (e forse anche il libro, nonostante la mole) ad una rappresentazione parziale dell’osservato, del percepito e, soprattutto, del reale.

Trione non smarrisce però una traccia di razionalità. Riunisce le immagini in otto Passage (in onore dell’incompiuto Passages del tedesco Walter Benjamin) e l’impianto del libro ha un rimando alla formalità dell’urbanistica di New York costruita su incroci di Street e Avenue: lo divide in due parti, che a loro volta si vedono divise in tre capitoli, che hanno al loro interno sei aree, ognuna aperta da una città (come Roma, New York, Parigi, Los Angeles, Napoli…).

Inevitabile, in un testo che collega arte e cultura, fare rimandi e trarne spunti, dal titolo del libro (molto simile a Effetto notte di Truffaut, e scelto per far incontrare appunto arte e metropoli), fino alle innumerevoli opere citate e analizzate: dalla storia alle considerazioni su temi contemporanei come la street art come valorizzazione anche delle aree periferiche.

Finiscono tutte per suonare assieme lo stesso ritmo, accanto alla cifra della metropoli in continuo fermento, seppur provenienti da settori artistici differenti: assonanze tra De Chirico e Michelangelo Antonioni, Hopper e Dario Argento, Rothko e lo stesso Antonioni (vicino anche alla pop art) sono solo alcuni esempi, di davvero molti altri confronti e analisi.

Gli innumerevoli spunti e rimandi artistici non fanno altro che valorizzare quest’opera di 800 pagine, confezionata nella veste di un volume pregevole e ben illustrato.

Godibile dall’inizio alla fine, ma anche a partire da un’apertura casuale, l’opera di Trione è un regalo alla cultura, strumento per studenti e accademici, nonché bilancio illustrato di come le grandi città siano cresciute supportando le realtà culturali del mondo.

 

 

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