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Arte, Teatro

LE VOCI DI DENTRO al Teatro Argentina – Roma

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di Eduardo De Filippo
regia
Toni Servillo
con Toni e Peppe Servillo

aiuto regia Cosatnza Boccardi

con Betti Pedrazzi, Chiara Baffi
Marcello Romolo, Lucia Mandarini
Gigio Morra, Antonello Cossia
Vincenzo Nemolato, Marianna Robustelli,
Daghi Rondanini (anche al suono), Rocco Giordano
Maria Angela Robustelli, Francesco Paglino
scene
Lino Fiorito
costumi
Ortensia De Francesco

Produzione Teatro di Roma, Teatri Uniti
Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa


Al Teatro Argentina (Roma) dal 20 gennaio al 15 febbraio (2015 ovviamente), va in scena “Le voci di dentro” di Eduardo De Filippo (regia di Toni Servillo) e tra gli applausi e molte serate già “sold out” la commemorazione del trentesimo anniversario dalla scomparsa dell’autore viaggia a pieno ritmo su quello che è uno dei palchi più conosciuti della città.

I fratelli Servillo, di nuovo sul palco dell’Argentina con quest’opera, interpretano una coppia di fratelli che si dovranno misurare con il reale e l’onirico, con due generazioni di vicini che per via delle fantasie di Alberto si troveranno indagate di un omicidio, con la morte dello Zi’ Nicola (Daghi Rondanini) che si esprime con i petardi, e con le ristrettezze economiche che li hanno costretti finora a vendre pezzo per pezzo i beni dell’azienda di famiglia.

“Che parlo a fare” sarà la lezione che Alberto imparerà dal defunto zio, ed a sua volta ne impartirà una alla famiglia di vicini che aveva accusato di omicidio: si erano scannati a vicenda, era bastato un omicidio letteralmente sognato dal povero Saporito per far accusare tra loro i membri della famiglia Cimmaruta.

Una commedia, con un filo nero che corre al suo interno, specchio di quel 1948 nel quale è stata scritta di getto, che ci prende con parole attuali più che mai. Il sogno è un acuto espediente per farci ridere di un incubo amaro, che suona con lo schiaffone di Alberto a Carlo, borbotta per vendere la proprietà dei due, esplode nell’incomunicabilità dei botti dello zio, chiassa nei litigi della famiglia Cimmaruta, e sta in silenzio nel finale dato ai gesti ed alle espressioni, sempre presenti nella commedia e visibili anche nella loro microespressività anche dall’ultimo palco.

Un’ovazione iniziata verso il pluripremiato Toni Servillo si estende alla fine a tutta la compagnia che, nel lavoro di renderci Eduardo anche nelle sue lingue più “sottovoce” o addirittura mute, c’è riuscita in pieno.

Altre date sono presenti per il ciclo di eventi legati a “Roma per Eduardo”, CLICCA QUI per i dettagli sullo spettacolo e saperne di più.

Informazioni su Biscottone

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