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Arte, Mostre

Edvard Munch a Genova

affiche munch

“L’arte è il sangue del cuore umano”

– Edward Munch –

C’è una buona notizia per coloro che ancora non hanno avuto la possibilità di visitare la mostra allestita a Palazzo Ducale a Genova dedicata ad Edvard Munch per celebrare il 150° anniversario della nascita in quanto è stata prorogata fino al 4 maggio 2014.
La mostra, curata da Marc Restellini (che già si era occupato di allestire nel 2008 quella alla Pinacothèque di Parigi), ripercorre l’attività dell’artista sotto un punto di vista differente esponendo opere pittoriche poco conosciute al grande pubblico ed in particolare i suoi lavori grafici. Infatti l’incisione, in primis la xilografia e la litografia, era considerata da Munch l’opera vera e propria, mentre i dipinti erano visti semplicemente come bozze necessari  per giungere all’elaborazione dell’opera finale individuata nell’incisione.

Much - Ragazze sul ponte, xilografia

Edvard Munch, Ragazze sul ponte, xilografia, 1918.

Se si pensa a Munch, il primo quadro che viene alla mente è il celeberrimo L’Urlo. Nessuna delle quattro versioni (la più famosa rubata nel 2006 e poi tornata nel 2008 tra le mura del museo omonimo di Oslo) create dal norvegese è presente in mostra. Una sua eco si ritrova solamente nella sezione finale della mostra, “Munch after Warhol”, attraverso la rivisitazione che l’artista americano ne fece.

La scelta – quasi obbligata visto che il museo di Oslo non concede prestiti – di proporre opere provenienti da collezioni private, raramente visibili, rende interessante il percorso della mostra, la quale, distaccandosi dall’identificazione di Munch come pittore del L’Urlo, espone l’effettivo e concreto percorso artistico compiuto nell’arco della sua vita. Infatti le varie sezioni tematiche guardano alla sua relazione con la natura e con le principali correnti artistiche del tempo (impressionismo e simbolismo), al suo difficile rapporto con l’universo femminile, un rapporto di amore – odio, in quanto le donne erano viste come pericolose per la libertà dell’artista e dell’uomo, ma nonostante questo dalla sua mano uscivano ritratti femminili di un’intimità sconvolgente. Ed ancora il suo legame con la malattia e la rappresentazione della sua inevitabile conseguenza, la morte, in La bambina malata, tema che  trova le sue radici nella storia biografica dell’artista segnato da numerosi lutti con la scomparsa della madre e delle sorelle ed inoltre soggetto che anche un’arte da poco nata, la fotografia, sfrutta.
Due sezioni sono dedicate alla ritrattistica, un campo fecondo in cui Munch si vedeva come colui che toglieva la vita e la ridonava, con i ritratti alla famiglia Linde di Lubecca e ad altri intellettuali ed amici. Inoltre attraverso fotografie del suo atelier a Ekely è ricordato il trattamento che il norvegese riservava ad alcuni dei suoi quadri e da lui definito come Heste Kur (ossia cura da cavallo). Questa consisteva nel lasciare i dipinti all’aperto, esponendoli agli agenti atmosferici che avrebbero ultimato il dipinto. La mostra si conclude con l’esposizione delle serigrafie commissionate ad Andy Warhol nel 1983, che reinterpretano i soggetti più famosi del norvegese: L’urlo, La Madonna, l’Autoritratto del 1895 ed Eva Moducci. Ma la vera sorpresa finale si ha avviandosi verso l’uscita. Entrando nella Cappella del Doge si è accolti dalla musica di Frederick Delius, compositore inglese conosciuto nel 1896, ricordando in questo modo il rapporto di Munch con la musica ed il progetto, purtroppo mai giunto a compimento, di realizzare un’opera che riunisse poesia, musica e immagine.

Atrio del Palazzo Ducale - Genova

 

Prima di lasciare il palazzo non dimenticatevi di dare un’occhiata all’interno del cubicolo posto nel cortile. Andate e abbiate il coraggio di aprire quella porta ed entrare e sfogare la vostra angoscia, come dice la scritta che troneggia all’esterno “Urla con l’Urlo di Munch”. Il tutto ideato per sponsorizzare una nota dita di impianti di insonorizzazione. Naturalmente esiste anche un hashtag per poter caricare la vostra foto col protagonista di l’Urlo sui social network.

A parte questo è una mostra che consiglio viste le poche opportunità di vedere dal vivo opere dell’artista norvegese.

Prima di lasciarvi riporto il brano di un’intervista che Munch rilasciò nel 1913 e pubblicato in Tidens Tegn e che è un pensiero veramente geniale:

“- Possono passare settimane senza che io veda altre creature viventi se non i miei e gli animali della mia fattoria, dichiara il signor Munch. Possiedo un piccolo pony, delle galline, delle anatre e dei tacchini.
– Dei tacchini?
– Si. Li tengo perché sono gli unici animali che capiscano qualcosa di colori e pittura.
– Come fa a saperlo?
– Basta osservarli quando io sono fuori a dipingere. Arrivano, l’uno dopo l’altro, e si schierano dietro di me a guardare la tela e i colori che ci metto sopra. Piegano la testa di lato e girano verso di me ora l’occhio sinistro, ora il destro. Poi indietreggiano un poco, esattamente come fanno gli esperti, e, una volta esaminato l’effetto da lontano, avvicinano le teste le une alle altre e discutono il mio lavoro. Gorgogliano chiocciano per un bel po’ e alla fine, per guardare dietro la tela ed assicurarsi che il tutto sia solo un inganno.”

Per informazioni sugli orari della mostra e prenotazioni si veda: http://www.mostramunch.it

Munch, Giovane donna in lacrime, litografia, 1921-1922.

Munch, Giovane donna in lacrime, litografia, 1921-1922.

 

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