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Cinema, Libri

Stanley Kubrick e loro

La sala del Museo di Storia Naturale di Grosseto, il 30 novembre ha ospitato una coppia speciale che ha dato origine ad un libro speciale; in strada Corsini 5, Filippo Ulivieri (giovane curatore di ArchivioKubrick ed operante nel mondo dello spettacolo a vari livelli) ed Emilio D’Alessandro hanno presentato il loro libro, basato sulle esperienze di Emilio avute a contatto con Stanley Kubrick.

“Stanley Kubrick e me” edizioni Il Saggiatore, 2012 (raccoglie anche contributi interessanti di addetti ai lavori e Ryan O’Neal, il protagnonsta di Barry Lyndon).

Premetto che non ho letto il libro ma l’ho acquistato la sera della presentazione, ma credo che le testimonianze e quello che è stato detto nell’incontro sia affidabile e quindi si tratti veramente di un buon libro, Emilio è stato eccezionale e ci ha presentato Kubrick e le sue vicende con la semplicità che contraddistingue i grandi gesti, quelli che da piccoli ti entrano dentro e mettono le loro radici per non andarsene mai.

Si tratta qui della storia di un’amicizia nata tra il regista ed Emilio, storia di due persone inquadrate dal loro lato più umano, iniziata nel 1971.

Emilio era in terra inglese da una decina di anni, era partito da Cassino per evitare il servizio militare e trovare un lavoro, si forma come pilota della Formula Ford, poi per diverse ragioni comprese quelle economiche abbandona le corse delle macchine e va a lavorare come autista-tassista privato… rifiuterà un “precariato” di 6 mesi come autista di John Wayne per accettare un indeterminato a vita con Kubrick.

Tra le prime mansioni, rientrano quelle che gravitano attorno alla produzione di Arancia Meccanica, pellicola per cui sotto l’inclemente meteo anglosassone gli viene chiesto di trasportare il fallo bianco (che sicuramente chi ha visto il film ricorderà), ed essendo adatto per questa mansione in quanto la licenza da pilota lo abilitava alla guida in situazioni estreme, di certo non fu un fallo finto a farcelo ripensare.

All’inizio Kubrick e D’Alessandro non si conoscevano affatto, infatti Emilio non sapeva neanche chi fosse e cosa facesse (poi gli sarà ricordato che era il regista di Spartacus, film a lui noto e piaciuto)… quando il regista gli si presentò davanti la prima cosa che gli chiese fu se la persona negli articoli di giornale riguardanti le corse era lui e se effettivamente in macchina correva… assicuratosi che fosse la persona giusta, lo salutò e il colloquio si concluse, era dentro.

L’entourage del regista era una sorta di grande famiglia… grande famiglia che lo tenne con se dall’età di 17-18enne per trent’anni a fianco del regista e da autista iniziò a fare veramente il factotum, dal riparatore di spine e televisori al vettore di attori e attrici.

Emilio non è stato restio a raccontarci aneddoti, come quello per cui durante la produzione di Barry Lyndon a Dublino, Kubrik ci teneva a farsi arrivare un caffè speciale, che poi ai controlli fu fermato e fu, sotto l’attenzione delle autorità, confermato che si trattava di preservativi, ordinati dal regista per la produzione… una delle sue tante accortezze.

Accortezze ancor più evidenti in alcuni episodi, come quello della gattina Victoria, appartenente a Kubrick il quale la mandava a far visitare dai veterinari dell’Università di Cambridge ed ordinò di volere delle foto dell’animale, scattate una ogni 10 minuti, per vedere come stava e se la trattavano bene.. più una faccia alla veterinaria per vedere che tipa era.

Ci ha anche raccontato di quando trasportò Nino Rota (che ripensandoci Emilio lo apostrofa con un “poveraccio” in senso di comprensione) da Kubrick… un Nino Rota impaurito dagli inclementi commenti della stampa contro il regista ed avendo paura di una sua reazione da burbero invitò Emilio a fargli compagnia… Emilio rifiuta gentilmente con un “ti lascio con lui, che c’ho da fà e poi vediamo…”; quando tornerà troverà un Rota sorpreso da come la stampa definisca male Kubrick e da come gli sia sembrato affabile e sensibile… atteggiamenti che fecero ricredere anche i preconcetti della moglie di Modine (l’attore che interpreta Jocker in “Full Metal Jacket“).

Per Shining, Emilio propose al regista “Charle Bronson” come attore protagonista, Nicholson non gli piaceva… la confidenza tra attore e regista arriverà al punto che Kubrick dirà a Emilio “non ho proprio posto per Bronson, mi dispiace”!

Oltre alla grande confidenza e mutualità che si instaurò negli anni tra i due c’è anche da dire che quello che li legava spesso era il ritmo di lavoro… gli orari di lavoro di Emilio erano abbastanza intensi, a volte si partiva dalle 16 ore per finire non si sa bene quando, andando a intaccare inevitabilmente anche la sua vita privata che ha visto comunque anche una moglie fedele e comprensiva che gli è stata e gli è tutt’ora al fianco nonostante forse passasse più tempo con Kubrick che con lei a volte.

Emilio non era interessato a lavorare nel cinema, non andava alle prime dei film nonostante Kubrick puntualmente lo invitasse, per il semplice motivo che doveva lavorare e delegava sua moglie per presenziare, tale fedeltà al regista ed al lavoro svolto fu tale che di tutti i collaboratori Emilio sia quello che è durato di più e addirittura per la produzione di Eyes Wide Shut, il regista chiese espressamente ad Emilio “Emilio se non torni su io non lo faccio”… ed è proprio in questo Film che il maestro gli dedica un cameo: l’edicolante dello stand dei giornali è lui ed è presente un “Caffè da Emilio”!

Eyes Wide Shut sarà anche l’ultimo capolavoro di Kubrick, che quando morirà farà imprecare in terra italiana straniera Emilio, che sentendo la notizia e precipitandosi da lui non ci crederà e si allontanerà tremando dal fatto, affermando che il dolore per la morte del regista fu superiore alla perdita di suo padre, 30 anni di lavoro e di amicizia lo legarono talmente tanto a questo personaggio che si sentiva oramai di famiglia.

Emilio ha gli occhi lucidi durante l’incontro ogni volta che ne parla, e deve interrompere a volte il suo discorso; elogerà poi Ulivieri per il lavoro svolto dicendogli che Stanley lo avrebbe ringraziato  e ribadendo che il regista era una persona sensibile, attento alle necessità delle persone e del mondo intero, prodigandosi sempre nei casi di catastrofi naturali preoccupandosi che gli aiuti da lui mandati arrivassero, insomma una figura decisamente più umana rispetto ad alcune descrizioni della stampa del tempo!.

Per motivi di studio ho trattato materiali di archivio relativi a Kubrick, e forse per questa mia vicinanza all’argomento in alcuni momenti il racconto è stato emozionante e toccante, ma non solo, il racconto di Emilio con il suo accendo dialetto-anglosassone sembra quello di qualsiasi nonno, ed in definitiva anche se non l’ho letto ancora non avendone avuto modo, posso dire che il libro racconta una favola, una storia che ha legato due persone dalle vite totalmente differenti che hanno condiviso momenti di ogni sorta per rimanerne indelebilmente segnati, complici l’uno della vita dell’altro.

Leggetelo, anche se non siete appassionati di cinema.

Emilio D'Alessandro e Filippo UlivieriEmilio D'Alessandro

 

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