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La trascendenza delle mostre

Se c’è una mostra di un autore famoso,prima di trovare i suoi quadri,spesso bisogna faticare. Nella prima sala c’è la spiegazione della sua infanzia con oggetti che non hanno niente a che vedere con delle tele:la sua apparizione mistica da cui il grande genio e il motivo che ricorre frequentemente nelle sue opere,richiami familiari e,quindi,emozioni che non possono non toccare il visitatore. Si prosegue attendendo i grandi capolavori:nella seconda sala potrebbero comparire indicazioni dettagliate sulla sua tecnica pittorica. Nelle sale successive si trovano affissi dipinti di altri pittori ignoti,ma pur sempre collegati da grandi eventi trascendentali al nome che ci ha indotto a varcare la soglia del “palazzo di cultura”. Via via che ci si immerge nella mostra,la speranza comincia a lasciarci e si può arrivare addirittura a pensare di aver sbagliato artista. Poi all’improvviso,in genere,appare una sala vuota,anzi,non del tutto vuota,al centro c’è una mega teca circondata da funi,allarmi e telecamere e,dentro la teca,campeggia vittoriosa l’opera a cui è sempre stata associata la faccia dell’uomo per cui ci si trova in quella stanza. E’ l’immagine che finora è sempre vissuta solo stampata sui libri e adesso,seppur con mille barriere protettive,si trova là,davanti ai nostri occhi. Momento di estasi e la mostra si conclude:con sommo stupore,dopo la ripresa di coscienza,ci si accorge che non ci sono più sale! Nei casi più fortunati,nella stanzetta finale ci sono più opere,di solito con un limite massimo di quattro. Quattro quadri famosi disposti faccia a faccia in uno spazio quadrato. A quel punto nasce il grande quesito:che significato avrà?Ognuno dà la sua interpretazione,ma per fortuna esiste una verità assoluta:l’audio-guida! Audio-guida che non si può rifiutare:è inclusa nel biglietto ed ecco giustificato il prezzo pagato per l’ingresso. Si schiaccia il pulsante e una vocina magica enuncia una serie di paroloni per descrivere l’inenarrabile. Perciò,al termine del “discorsone”tautologico,l’alone di mistero permane. In alcuni casi,poi,costituisce un’impresa solo riuscire a collegare il numero all’opera relativa per ascoltare la spiegazione:spesso si guarda un quadro e non si capisce a quale “montagna” o “macchia” si riferisca la vocina. Poi,dopo due o tre passi,cogliamo l’errore:abbiamo sbagliato quadro e pensiamo:”Sono scemo io oppure….?”.Ecco,oppure gli organizzatori si sono avvalsi di una certa “creatività” nel disporre questi quadretti?Creatività che pare quasi tangibile quando l’audio-guida descrive le opere che appartengono a pareti opposte e non passando da un muro a quello accanto. La ciliegina sulla torta,poi,la troviamo all’uscita: nella ormai immancabile cartoleria,oltre ai consueti libri illustrati,c’è un vero e proprio reparto cibo con melanzane sottolio e marmellate,il tutto con i rispettivi listini prezzo. Niente di equivoco:è una semplice iniziativa promossa da una cooperativa ignota!

Discussione

Un pensiero su “La trascendenza delle mostre

  1. Dirò la verità, un po’ condivido con te questo sentire l’ambiente dell’arte come “esagerato” e “fuori di se”, talvolta credo che una cosa sia più semplice di quanto viene invece poi descritta🙂

    Pubblicato da ladiesman7it | 30 novembre 2012, 23:18

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