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Attualità, Scienza

Shale gas e “Shale gas Revolution”

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Possiamo definire lo “Shale gas” il “gas da scisti bituminosi”, è un gas naturale ricavato da particolari rocce sedimentarie a base di argilla; vi è del gas imprigionato dentro e fratturandole si può procedere all’estrazione.

Fa parte della categoria “gas non convenzionali”, mentre nel caso dei gas convenzionali  il giacimento è costituito da rocce porose permeabili nelle quali il gas è migrato a partire dalle rocce ricche di materia organica dove si è generato, lo shale gas è rimasto intrappolato nella roccia d’origine, rocce porose ricche quindi di gas, ma poco permeabili (molto argillose)… queste rocce una volta perforate non lasciano quindi fuoriuscire tutto il gas in superficie anche se gli accumuli di gas si possono estendere per centinaia di Km.

La produzione di shale gas decresce rapidamente nel tempo, ma ha una durata più lunga rispetto alla produzione di gas tradizionale che solitamente ha un rendimento più costante ma è meno longeva.

L’estrazione dello shale gas è difficoltosa e si stima che venga estratto circa il 30% del gas intrappolato nelle rocce, contro il 70% di gas convenzionale estratto dai giacimenti, per ovviare a questo problema vengono scavati numerosi pozzi per lo stesso giacimento in modo da cercare di estrarre più shale gas possibile.

Essendo il gas intrappolato nella roccia per l’estrazione si procede a:

  • Perforazione orizzontale
  • Fatturazione idraulica (detta “Hydraulic fracturing” o “Fracking”)

La perforazione orizzontale permette di creare un parallelismo tra la crosta terrestre e l’escavazione che non procede più in senso verticale… si sfruttano le proprietà elastiche dell’acciaio durante l’escavazione e questo permette una volta raggiunta la profondità desiderata, di non affondare oltre, ma di approfittare dell’estensione del bacino il più possibile.

La Fatturazione idraulica o “Fracking” è una tecnica che, una volta scavato il pozzo, permette l’iniezione nel giacimento di un fluido ad alta pressione che crea micro-fratture dando una via di fuga al gas verso il pozzo; per impedire che queste micro-fratture si chiudano, assieme al fluido vengono iniettati granelli di sabbia o ceramica.

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Di recente parliamo di “Shale-gas revolution” soprattutto per via del suo recente sviluppo (benché non sia da ora che si parla di shale-gas ma da almeno un trentennio) attraverso il quale possibilità e proiezioni possono essere fatte anche in base a dati certi.

Sviluppo che nel decennio 2010-2011 in U.S.A. ha portato la produzione di shale gas da 10 a 140 miliardi di metri cubi soddisfacendo così circa il 23% del fabbisogno di gas naturale negli Stati Uniti dove sono in produzione alcuni bacini tra cui i principali sono 3 nel Texas e producono il 16% del gas naturale prodotto in U.S.A. ed il caso che ha dato particolarmente successo al “fenomeno shale gas” è la produzione del Bacino di Barnett che soddisfa il 6% del fabbisogno di gas americano.

Tra i giacimenti più corposi sul pianeta si è stimato che ci siano paesi come Il Canada e continenti come l’Europa e l’Asia ai primi posti (in special modo la Cina).

In Europa la Polonia ha avviato le misure per l’estrazione, alle quali partecipano anche Eni e Sorgenia, solo che il sogno dell’indipendenza energetica dalla Russia sembra, almeno per adesso, essersi rivelato una doccia fredda per le particolari difficoltà operative ed economiche che tale estrazione avrebbe in Polonia.

Si tratta comunque di una buona opportunità di guadagno, ma che ha le sue problematiche anche ambientali… I principali danni che derivano dall’utilizzo dello shale gas sono soprattutto in fase di accertamento, ma comunque sono:

  • Inquinamento delle falde
  • Perdite
  • Coadiuvare terremoti

Si presume che con la pratica del “Fracking” il contenuti del fluido immesso nelle fratture possa arrivare alle falde acquifere e inquinarle… il fluido non contiene solo acqua ma anche agenti chimici, non sempre rivelati in quanto possono essere tenuti nascosti come “segreti commerciali” a seconda del gestore che si occupa dell’estrazione, un po’ come l’ingrediente segreto della Coca-Cola… Per verificare se il fracking comporta problemi alle falde acquifere il Governatore di New York ha posto una moratoria di 6 mesi sulle esplorazioni, quindi, non è un problema proprio da sottovalutare benché il pozzo sia circondato da uno strato di cemento, dalle fratture create per l’estrazione c’è l’ipotesi che l’inquinamento delle falde acquifere possa avvenire.

Si è detto inoltre che specialmente durante le prime fasi di estrazione ci possano essere perdite di gas non controllate, anche se pare che con le perdite non si superi l’1% del totale estratto/bacino.

Inoltre, analizzando il “Fracking” è stata avanzata l’ipotesi che possa essere una causa scatenante per terremoti, sotto vi riporto un video in lingua inglese basato su rapporti geologici statunitensi nel quale intorno al minuto 35 si inizia a trattare di questa tematica.

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