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Attualità

“Vada a bordo, cazzo!”

Quella telefonata, che sta facendo il giro del mondo. Quelle immagini, che sono ormai nella testa di ogni persona. Quei cognomi, Schettino e De Falco, che da ignoti sono diventati conosciuti dopo una triste tragedia. Sembra quasi al limite dell’assurdo pensare che nell’era della tecnologia e del progresso ci sia, ormai da giorni, una nave che sta lentamente affondando in mezzo al mare. Guardando le foto fatte dai satelliti può sembrare un modellino appoggiato lì per caso, magari da un bambino che sta giocando. Ma questo non è un gioco, questa è la realtà. Sono reali i superstiti, che si porteranno dietro il dolore di questo episodio per tutta la vita. Sono reali le ricerche, che continuano imperterrite nell’ultimo disperato tentativo che si riesca a salvare qualche vita. Sono reali i dispersi, per i quali ormai le speranze sono vane. Ed è reale purtroppo il gesto vergognoso di quel capitano che andando contro la legge del mare ma anche contro qualsiasi legge morale, ha abbandonato la nave, la SUA nave, nel momento del bisogno. Tante le critiche, tanta la vergogna. Da ogni parte del mondo. Ma cosa può essere successo nella testa di Schettino tanto da averlo portato a compiere un gesto così? Che sia difendibile o no, la prima constatazione (pur banale che sia) che mi viene da fare è che prima di essere un capitano, Schettino è un uomo. Non posso nemmeno immaginare quanto possa essere grande la paura di fronte alla morte. E la paura di morire è un sentimento che prende il sopravvento su di noi, perchè la voglia di vivere è sempre troppo forte. Lo si è percepito dalle parole che non riusciva a pronunciare, da quella voce strozzata che emergeva a malapena. Forse si è sentito soffocare. Forse l’istinto umano primario alla vita ha avuto la meglio su di lui. Perchè in una situazione di pericolo è innegabile che ognuno cerchi una via di fuga. Il prezzo da pagare altrimenti è troppo alto. C’è anche da sottolineare però che una persona che decide di assumersi la responsabilità di un lavoro in cui migliaia di persone sono nelle sue mani deve avere ben chiaro nella propria testa che in casi estremi, i rimedi sono altrettanto estremi. Infatti prima si pensa alla vita degli altri e solo dopo alla propria. Bisogna avere polso, sangue freddo e fermezza. Quella stessa fermezza che è emersa dalle parole del comandante De Falco. Frasi concise, tono duro. Un continuo incitamento a non abbandonare la nave, una nave che in realtà era già stata abbandonata. La consapevolezza di essere impotente e allo stesso tempo la speranza di essere d’aiuto. L’Italia, tutto il mondo, ha subito puntato il dito. Ed è molto semplice capire quale delle due figure ne sia uscita vincitrice. Anche se penso che la vera vittoria sia sentire De Falco che dice “non chiamatemi eroe, ho fatto solo il mio dovere”. Perchè in fondo è questo ciò che ha fatto. Ma ovviamente di fronte a comportamenti vili anche il gesto più normale diventa il nuovo miracolo. Ciò che mi fa pensare sono però i “giudici” di queste azioni. Persone pronte a puntare il dito contro Schettino, pronte ad insultare e ad urlare allo scandalo. Quelle stesse persone che comprano maglie con scritto “vada a bordo cazzo” o diventano turisti per caso facendosi foto davanti al relitto della nave. Allora dove sta la vera vergogna? Nel gesto di Schettino o nell’ipocrisia di italiani che non riconoscono più il confine tra tragedia e gossip? A voi la (triste) scelta.

schettino de falco

Informazioni su giuliagiannessi

Una studentessa del primo anno di lettere moderne con una grande passione per la scrittura e tutto ciò che è moda e attualità. Curiosa, vivace e spesso irriverente, mi diletto nel trattare argomenti che reputo interessanti o degni di essere approfonditi. Buona lettura a tutti!

Discussione

3 pensieri su ““Vada a bordo, cazzo!”

  1. Doppiamente fieri di averti tra di noi🙂

    Pubblicato da ladiesman7it | 2 marzo 2012, 12:39

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